www.giannirossi-fotoviaggi.com

 

  HOME PAGE GALLERIA DI FOTO DIARI DI VIAGGIO AUDIOVISIVI FOTOGRAFICI MOSTRE E ATTIVITA'  
     
  L'AUDIOVISIVO ESTETICO CREATIVO  
     
 

______

  ______

A volte mi diverto a collocare gli audiovisivi in una classificazione più generale e ho notato che la maggior parte delle opere hanno una prevalenteimpronta DESCRITTIVA. Sono in sostanza dei documentari che ci danno informazioni riguardanti luoghi, natura, feste popolari, attività lavorative ecc. L'intento dell'autore è prevalentemente quello di descrivere senza emozionare né comunicare idee.

Altre opere contengono in prevalenza un MESSAGGIO, cioè trasferiscono al pubblico un’idea personale dell'autore. Gli elementi descrittivi sono sostanzialmente finalizzati al messaggio. Potremmo dire che comunicano idee senza descrivere né emozionare.

E' evidente che la classificazione non va presa in modo rigoroso né in una logica di merito. Ogni opera è un contenitore di vari elementi; anche un AV descrittivo ha una sua componente emozionale e può altresì evocare idee. Proprio per questo mi sono servito del termine prevalente.

Fin qui è tutto semplice. Mi hanno complicato le cose alcuni autori che non riesco ad inserire in questa classificazione. Primo fra tutti Ivano Bolondi. I suoi audiovisivi emozionano senza descrivere nè comunicare idee. Li definirei ESTETICO-CREATIVI. Vi suggerisco di guardare: "Tracce nel Nulla" (https://youtu.be/Lgz1GrpH_z0) o ancora di più "Atmosfere sospese" (https://youtu.be/UdujFT6vuxg) con gli effetti sofisticati del montaggio di Claudio Tuti.

Ora, dovrete ammettere che molte immagini sono incomprensibili giochi di forme e di colori, senza aspetti descrittivi o messaggi, collocabili geograficamente in qualsiasi parte del mondo o anche fuori dal mondo. Ed ecco il quesito che mi sono posto: perchè gli AV di Bolondi piacciono? O più in generale, perchè immagini, apparentemente prive di riferimenti descrittivi, fatte esclusivamente di forme e colori, piacciono?

 

All'inizio degli anni '60 molti psicologi americani indirizzarono i loro studi verso la percezione visiva nei neonati per cercare di identificare tempi e modalità di insorgenza delle percezioni sensoriali. Tra questi Robert Fantz, americano, nel 1961 installò, sopra la culla di un bambino di tre mesi, un tabellone con due immagini: da una parte un volto umano schematico e dall'altra gli stessi tratti del volto disposti però in modo disordinato. Il neonato dimostrava interesse solo per il volto che, oltretutto,incuteva in lui una sensazione di gioia

http://www.perkinselearning.org/videos/webcast/visual-acuity-testing-part-1-history-preferential-looking-and-early-testing

La prima immagine non suscita interesse perchè non viene riconosciuta, mentre nella seconda riconosce le forme del volto della madre di cui ha già acquisito elementi di comparazione, costituiti dai tratti salienti. Questo test introduce due concetti fondamentali: riconoscimento ed equilibro armonico.

Dalla nascita è presente in tutti noi un processo molto semplice: vedo - ricerco nel mio database cerebrale - confronto - riconosco - mi tranquillizzo. Non vale solo per la vista. All'estero, in un paese di cui non conosciamo la lingua, se ci imbattiamo in una persona che parla l'italiano, scatta un meccanismo analogo: il riconoscimento dell'idioma familiare crea in noi un senso di sollievo.

Anello fondamentale di questa catena sembra essere il database. Durante la vita, giorno per giorno, dal contatto con l’ambiente, dall'educazione, dalle nostre esperienze personali in famiglia, nella scuola, nel lavoro e dalle interazioni affettive, riceviamo milioni di informazioni che depositiamo, inconsapevolmente, nel cervello; vengono così confezionate delle Categorie mentali che rappresentano il database di cui dicevo sopra, cioè l'insieme delle informazioni che ci permettono di riconoscere e di valutare quanto percepito dai nostri sensi. In questa forma di conoscenza diretta possono essere collocati gli AV "descrittivi".

La cultura è una componente fondamentale delle nostre categorie mentali. Arricchisce enormemente il nostro database e permette sofisticate e strane rielaborazioni. Immagini spietate di un campo di concentramento comportano una percezione drammatica, ma il confronto di queste immagini con i contenuti del nostro database consente un riconoscimento e conferisce loro una adeguata collocazione culturale attraverso la quale anche il dramma diventa equilibrio armonico. E' questa la logica degli Audiovisivi che ho definito "di messaggio".

Le categorie mentali possono essere impresse tanto profondamente nella nostra mente da non essere sempre percepite, appartenendo alla sfera dell'inconscio (inconscio individuale). Subiamo però ugualmente la loro influenza tanto che, a volte, dominano i nostri comportamenti e solo con l'aiuto di uno "strizzacervelli" riusciamo ad esplorarle, esorcizzandole.

Come avevo accennato in un mio precedente articolo Giudicate per essere giudicati (Notiziario DiAF n° 73 - p. 11-12), Carl Gustav Jung, allievo di Freud, nel 1909, aveva concepito l'esistenza di categorie primordiali, ancora più profonde, in grado di accumunare tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro origine, razza, cultura, periodo storico, e comuni anche alle specie animali più evolute. Ipotizzò l'inconscio collettivo, un insieme di schemi finalizzati alla conservazione della specie sulla terra.

"Col pianterreno cominciava l’inconscio vero e proprio. Quanto più scendevo in basso, tanto più diveniva estraneo e oscuro. Nella caverna avevo scoperto i resti di una primitiva civiltà, cioè il mondo dell’uomo primitivo in me stesso: un mondo che solo a stento può essere raggiunto o illuminato dalla coscienza. La psiche primitiva dell’uomo confina con la vita dell’anima animale, così come le caverne dei tempi preistorici erano di solito abitate da animali prima che gli uomini le rivendicassero per sé ". Tratto da Ricordi, sogni e riflessioni di Carl Gustav Jung, Milano, BUR, 1992.

Dopo 100 anni le ipotesi di Jung hanno trovato conferma attraverso studi di neuroscienza che definiscono in senso anatomo-funzionale i meccanismi e le connessioni che stanno alla base delle nostre attività cognitive: mentre molte informazioni vengono immagazzinate nelle aree più superficiali del nostro cervello (corteccia), deputate al pensiero consapevole per essere rielaborate e raffinate, altre scendono più in profondità, raggiungendo il sistema limbico, la parte più antica del nostro cervello (paleoencefalo) che ci accomuna alle specie animali più evolute.

Il sistema limbico è il cervello "emotivo" al quale sono legate le reazioni alle quattro funzioni della sopravvivenza: lotta, fuga, nutrizione, riproduzione cioè ira, paura, piacere, desiderio. In questa sede sono depositate già alla nascita le categorie mentali primordiali ipotizzate da Jung, comuni a tutti gli esseri umani. Il paleoencefalo non conosce le parole ma solo immagini (forme, colori), suoni, odori e movimento. Su questo database si trascrivono gli stimoli sensoriali "elementari" che non necessitano di una decodifica culturale, essendo privi di significati estrinseci, ma che ugualmente devono essere riconosciuti in una logica armonica, come le forme del volto della madre per il neonato.

In questo territorio giocano gli accostamenti di colore, le sfumature, le forme e, naturalmente, visto che parliamo di audiovisivi, i suoni, armonizzati con forme e colori e pure il movimento. E' un linguaggio semplice ma universale, senza barriere linguistiche o condizionamenti culturali.

Ecco dove si possono collocare gli audiovisivi estetico-creativi di Ivano Bolondi. Sono in grado di sorvolare confini territoriali, divisioni ideologiche, religiose, di razza. Li potrete proiettare in tutto il mondo e sempre funzioneranno.

Ma è solo una apparente semplicità perchè non tutti gli accostamenti cromatici sono adeguati, non tutte le forme suscitano equilibrio armonico. Realizzare un audiovisivo descrittivo o introdurre in questo un messaggio è facile perchè possiamo ricorrere alle nostre conoscenze culturali, alle nostre idee, alla nostra sensibilità.

Realizzare un'immagine in grado di raggiungere il cervello emotivo richiede che l'autore sia capace di vedere intorno a sé quei perfetti elementi compositivi, quegli armonici accostamenti cromatici che si porranno in equilibrio con il database del sistema limbico e che pertanto saranno dotati del carattere di universalità. Questo procedimento avviene, per definizione, nella totale inconsapevolezza dell'autore che in realtà non vede ma percepisce, servendosi non delle sue capacità cognitive ma di una dote innata, di un talento naturale che pochissimi hanno e che trasforma l'autore in artista.

 

 
  Back  
  Scarica in PDF