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LA PAROLA A ROBERTO SANTINI (2022)

 

 
     
 

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Il 25 settembre 2019 è venuto a mancare Roberto Santini, figura storica e di primo piano per l’Audiovisivo UMORISTICO. Tra i primi iscritti al DiAF, ha partecipato ai Seminari del Dipartimento con i suoi Audiovisivi arguti, piccanti e spesso irriverenti, ma sempre carichi di grande simpatia.

Medico, professore associato di Dermatologia all’Università di Parma, è stato Primario ospedaliero a Lecco fino alla pensione, continuando poi a esercitare in libera professione.


Figura molto colta e poliedrica, appassionato di musica e di letteratura, amava recitare o cantare tra amici le sue poesie dissacratorie. Realizzava i testi e cantava personalmente le musiche dei suoi AudioVisivi, riuscendo a cogliere e a sottolineare con ironia gli aspetti contraddittori della vita quotidiana. 


La parola a ROBERTO SANTINI

 CURRICULETTO 

Roberto Santini, sardo (ma non muto) fin dalla nascita, ha coniugato la fotografia con un certo spirito ironico e dissacratorio. Parmigiano di adozione e ormai lecchese stabilizzato cronico, per 12 anni è stato ritenuto responsabile del Centro Ustionati dell’Ospedale di Parma dove si è fatto le ossa e… un mazzo della madonna! Nel 1970, privo delle necessarie raccomandazioni baronali e/o politiche (cosa di cui va giustamente orgoglioso) ha subito un processo concorsuale che gli è valsa una condanna a 30 anni di Primariato Ospedaliero, riuscendo poi ad evadere anzitempo per non lasciarsi abbindolare dalla Bindi (!). 

A cavallo degli Anni ’90 è stato insignito dell’onorificenza di Autore dell’ano, in quanto le sue foto sono state giudicate delle cagate pazzesche. Un anno dopo è stato nominato MFI (Maldestro della Fotografia Italiana), tanto che le sue opere sono ancor oggi gelosamente conservate in frigorifero presso l’obitorio del Cimitero monumentale di Vimercate. Altre invece, piuttosto oscure, hanno avuto la nomination al Premio Nobel per la pece. La sua poetica, elevata a sineddoche, si esprime nel mosso… a compassione: le sue foto sono infatti quasi sempre sfuocate per aver subito diversi tentativi di darle alle fiamme! In un successivo maldestro tentativo di messa a fuoco ha dovuto però subire le ire del suo parroco Don Egidio, che si è visto bruciacchiare il pizzo delle tovaglie copri-altare. Fra le molte onorificenze a lui attribuite, spicca quella di ESPIAF avendo espiato con 3 anni di carcere le sue innumerevoli colpe verso la fotografia.

Il suo modo di fotograffiare non è manicheo”, nel senso che a chi ha la sfortuna di vedere le sue foto cadono subito le braccia e quindi, in questo caso, le maniche sono del tutto inutili! Un uso smodato del diaframma gli consente poi qualche foto di più ampio respiro. Le sue opere, perennemente escluse dall’Annuario e da FotoIt, non trovano collocazione neppure sul calendario di Frate Indovino.

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Predilige di gran lunga il soggetto al complemento e il suo portfolio è sempre costantemente e desolatamente vuoto. I suoi AudioVisivi sono un enigma che pericolosamente affascina e in qualche modo stordisce l’annichilito spettatore, in aperta sfida ai cacosmici e ai deboli di cuore. Uomo avvisato.

 


Sei uscito di scena come un grande artista, tra gli applausi di tutti noi, e il sipario si è chiuso mestamente. Siamo usciti dal teatro della tua vita conservando nel cuore la freschezza, le battute ironiche, i doppi sensi, le frasi volgari e irriverenti, tutte magicamente coniugate con immagini altrettanto irriverenti e con musiche allusive e intriganti, scelte con attenzione dal tuo immenso repertorio.
 
Sempre attento alle vicende di attualità per poterne ricavare spunti di satira, hai portato sul palcoscenico dell'AudioVisivo i vizi della società, le contraddizioni dei politici, la vanità del mondo dello spettacolo. Ma c'erano anche i vizietti personali di tutti noi, le gelosie, le invidie, la sessualità, temi proposti a volte in modo sboccato, ma sempre con bonarietà ed eleganza. Tu stesso sei stato, più di una volta, protagonista di ironiche autocritiche, dimostrando grande sensibilità nel saper ridere di te stesso.
 
Quando ti telefonai per proporti una serata al nostro Fotoclub mi chiedesti: «Quali Audiovisivi devo portare?». Ti dissi: «Tutti, devi scatenarti!». E fu una serata che ancora i soci ricordano. Tante risate e tanta simpatia.

Dietro al palcoscenico ormai vuoto c’è uno schermo gigante su cui scorrono i tuoi Audiovisivi che parlano di te e che, per noi, ti renderanno eterno.

Gianni Rossi

 

 
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