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       CINA con ABITUR VIAGGI

Aprile 2002

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Il viaggio era stato organizzato dalla Agenzia turistica ABITUR VIAGGI di Chieti, ma pochi giorni prima della partenza avevo avuto almeno due comunicazioni di cambiamento del programma dalla titolare Patrizia. Questo ha richiesto una estensione del periodo di ferie, reso possibile da cambi di turni con i colleghi. Il programma definitivo pertanto prevedeva 8 giorni, dal 19 al 26 aprile: un rientro quindi anticipato di due giorni rispetto al mio gruppo. Patrizia mi aveva procurato il visto individuale (è stata la mia fortuna), preparandomi un programma personalizzato per Pechino con visita a monumenti e muraglia.

Venerdì 19: Partito alle 7:30 in auto, ho incontrato il collega Alberto a Reggio e insieme abbiamo raggiunto la Malpensa verso le 11:00. Nonostante le confuse indicazioni, tipicamente italiane, siamo arrivati all’appuntamento presso il desk della Swiss Air  e, fatto il check-in, ci siamo imbarcati. Un volo regolare fino a Zurigo ci ha ricongiunto ai compagni di viaggio, provenienti da varie parti d’Italia. Alle 16:30 è iniziato il lungo “salto” di 10 ore fino a Pechino. Grazie al fuso, siamo atterrati alle 8:10, ma le lunghe e noiose pratiche doganali ci hanno permesso di sistemarci all’Hotel Sino-Swiss verso le 11:30.

Sabato 20: Per motivi non chiari mi è stata assegnata una camera già occupata da un partecipante e, dopo le ovvie rimostranze alla reception, in mancanza d’altro, mi hanno sistemato provvisoriamente nella stanza del TOUR LEADER DELLA ABITUR, Giuseppe, un bancario, commerciante a tempo perso di abiti firmati, prestato all’ultima ora a questo malaugurato compito. Purtroppo il meritato riposo post-doccia è stato funestato dall’arrivo di due poliziotti della dogana che avevano rilevato delle irregolarità nel passaporto di un altro partecipante. Dopo una prolungata discussione con il Capogruppo in accappatoio, a gesti e suoni gutturali, vista l’assoluta non conoscenza dell’inglese da entrambe le parti, grazie al pietoso intervento del corrispondente cinese, i poliziotti se ne sono finalmente andati. Siamo partiti verso il centro della città con un buon ritardo, dovuto al fatto che il Tour Leader aveva perduto il cellulare. Dopo una accurata ricerca, lo ha ritrovato nientemeno che nella tasca del suddetto accappatoio. Insospettito dalle difficoltà avute nell’assegnazione della camera d’albergo, ho chiesto al corrispondente cinese se era informato sul mio particolare programma personalizzato di visita a Pechino e alla Muraglia, dal 24 al 26. Sul suo registro  in effetti un piccolo ideogramma riguardava Gianni Rossi ma semplicemente per dire che esisteva. Nessun ideogramma su volo aereo, albergo prenotato, visita alla Muraglia o alla Città Proibita. Ho esposto ovviamente il caso al Tour Leader ma questi mi ha tranquillizzato (si fa per dire) dicendomi che, arrivati a Tai Yuan, ne avrebbe parlato con il cugino Dino, dell’ABITUR, marito di Patrizia, e questi avrebbe risolto tutto. Nei pressi della PIAZZA TIAN AN MEN, di lato al Museo della Storia Cinese, abbiamo avuto il primo impatto con la cucina cinese, in un bel ristorante con arredamento d’epoca. Un’occhiata all’annesso mega negozio di souvenir e poi nella immensa piazza, affollata di visitatori cinesi e di turisti occidentali. Mi sono perso a fotografare militari e aquiloni, tra la Porta della Pace Celeste e il Mausoleo di Mao ma dopo poco siamo ripartiti verso l’aeroporto, diretti a TAI YUAN, capoluogo della provincia Shanxi, meta del nostro viaggio. Questa volta, pur nel caos generale dovuto ad un gruppo decisamente numeroso (80 persone), ho avuto una regolare assegnazione della camera. Il programma stilato da ABITOUR, contenuto nella busta di viaggio, non menzionava la cena per cui ho proposto ad alcuni amici  una breve passeggiata, magari alla ricerca di un panino (prodotto peraltro totalmente sconosciuto in Cina). Casualmente ci siamo ritrovati nella hall con il fido Giuseppe e insieme abbiamo deciso di tentare una esplorazione nella sala ristorante dell’Hotel, forse sperando in qualche avanzo del pranzo di mezzodì. Con grande stupore siamo stati accolti trionfalmente da uno stuolo di camerieri che si sono prodigati a servire zuppe, ravioli, crostacei e carne, il tutto innaffiato da birra a volontà, con musica cinese di sottofondo. Unica nota stonata era questa continua richiesta: “ e gli altli? quando allivale gli altli?“. Non toccava certo a me farmi dei sensi di colpa per i 77 coperti andati a pallino, per cui mi sono unito al Giuseppe che già mangiava a quattro palmenti.

Domenica 21: In mattinata di sono fuggito dall’Hotel, alla ricerca di personaggi tipici da fotografare. La grande piazza è apparsa subito molto animata. Ad ogni angolo la gente si assiepava attorno a prestigiatori, pittori da strada, giocatori di carte. Un gruppo di musicisti in costume si esibiva con trombe, piatti e tamburi di fronte ad un albergo. Su di un palco, nel grande giardino, tre ragazze ballavano musica occidentale, di fronte ad un rumoroso pubblico, fatto di giovani in jeans e di anziani con casacche e berretti da Rivoluzione Culturale. Dappertutto insegne e cartelloni pubblicitari di Coca Cola,  telefonini o computer, segni evidenti di una Cina che cambia. Ho poi incontrato finalmente Dino, marito di Patrizia, che mi ha consigliato di unirmi ad un altro gruppo parallelo, che seguiva un itinerario diverso, comprendente, tra l’altro, la visita all’esercito di terracotta. Questo itinerario mi avrebbe consentito di visitare in gruppo sia Pechino che la Grande Muraglia. Avrebbe pensato lui alle necessarie prenotazioni di voli aerei e di alberghi. Il pullman ci attendeva davanti all’albergo alle 13:00 per l’escursione del pomeriggio. Abbiamo attraversato la  periferia di questa grande città di 2 milioni di abitanti, osservando dal finestrino sporcizia e miseria. Poi la vasta campagna, in gran parte coltivata, per 95 Km. verso sud. La nostra meta era PINGYAO, città monumentale entrata da pochi anni nella lista dell’UNESCO, direi a buon titolo. Il pullman si è fermato di fronte al MONASTERO SHUANLINGSI (delle due foreste). Intorno al monastero tipici quadretti di vita quotidiana, con l’immancabile meccanico di biciclette. Ho accuratamente evitato di ascoltare le lunghe spiegazioni del genere “statua per statua”, preferendo esplorare da solo gli angoli più caratteristici. Notevole la cosiddetta “Sala dei Mille Buddah”, costellata di statue di tutte le dimensioni.  La CITTÀ ANTICA DI PING YAO è circondata da alte mura, lunghe circa 7 chilometri, con torri di difesa. Le abitazioni e i templi risalgono al 1370 e sono in discreto stato di conservazione. Sulle strade, affollate da pedoni, da carrozzelle e biciclette, si aprono negozi di tutti i generi, dagli alimentari all’antiquariato. La visita avrebbe meritato un’intera giornata ma purtroppo il tempo a disposizione è stato veramente scarso: 20 minuti! Con altri colleghi sono partito in rapida esplorazione su carrozzelle trainate da improbabili biciclette: freno a leva con trasmissione a fil di ferro e sistema di pedalata all’indietro. Inevitabile il ribaltamento di una carrozzella tra le risate generali. Tappa successiva è stata la visita  alla casa residenziale della famiglia QIAO ( si legge ciao): QIAO’S FAMILY COURTYARD. Costui era un ricco commerciante che, tra villa (ben 313 stanze) e mogli, si trattava decisamente bene. La sua abitazione è stato luogo di ambientazione del film Lanterne Rosse. Ora è adibita a museo. Siamo rientrati all’Hotel giusto in tempo per partecipare al rinfresco. Qui ho avuto modo di studiare con Dino, il famoso marito di Patrizia, i dettagli della modifica del mio itinerario. Mi sarei unito all’altro gruppo il mattino dopo, alle ore 6:15 precise (mi raccomando, precise!), nella hall dell’albergo, per la partenza verso l’aeroporto, direzione Xian.

Lunedì 22: Puntuale come un orologio svizzero sono stato il primo ad arrivare nella hall. Poi pian piano tutto il gruppo. Tutti tranne Dino. Alle 6:30, colto da atroci dubbi ho interpellato Paola, l’accompagnatrice dell’altro gruppo che gentilmente mi ha informato di non sapere nulla del mio biglietto aereo. Ci siamo precipitati al telefono e con voce assonnata il Dino mi ha detto che il biglietto era ancora in suo possesso. Dopo pochi minuti è sceso in ascensore per consegnarmi, tra gli sbadigli, il famigerato biglietto e gli yuan necessari per la tassa d’imbarco di tutto il gruppo. Pare che la reception non gli avesse dato la sveglia. Finalmente ci siamo imbarcati e in un’ora di volo abbiamo raggiunto XIAN. Il corrispondente cinese, una simpatica ragazza di nome Nuvola, ci ha condotto in pullman direttamente all’Esercito di Terracotta, raccontando, lungo il percorso, la storia del ritrovamento e degli scavi. I guerrieri erano la guardia armata del primo imperatore della Cina, il relativamente famoso Qin Shihuang Di, fondatore della dinastia Qin (si legge Cin, da cui il nome Cina). Tipico megalomane, dopo aver unificato la Cina, trecento anni prima di Cristo, aveva progettato una tomba faraonica: una intera città sotterranea, con l’esercito di guardia. Aveva fatto lavorare 700.000 persone e, per evitare che i segreti della costruzione potessero trapelare, aveva poi rinchiuso architetti e ingegneri nella tomba, per l’eternità. L’area degli scavi è molto estesa, ricoperta da brutti capannoni in cemento, ma il colpo d’occhio di fronte ai 6000 soldati allineati è stato veramente indimenticabile. Sono a grandezza naturale, con volti, acconciature e abbigliamento diversi l’uno dall’altro. Diverse sono perfino le suole delle scarpe. Abbiamo  visitato altri due hangar con altri guerrieri e un piccolo museo. Poco distante il negozio dei souvenir, dove il contadino che nel 1974 ha fatto la mirabile scoperta, firmava il libro fotografico del sito archeologico. Dopo aver pranzato nel ristorante situato nei pressi degli scavi, siamo poi rientrati. Il pullman ha fatto sosta presso le possenti mura che circondano la CITTÀ ANTICA DI XIAN e siamo saliti per visitare il MUSEO DEI CALLIGRAFI, una lunga serie di pannelli di tutte le dimensioni, ricoperti di ideogrammi in corsivo, in stampatello, in caratteri antichi e moderni, spesso incomprensibili anche per la guida cinese. E’ stata poi la volta del TEMPIO DELLA PICCOLA OCA SELVATICA, con annesso negozietto. La nostra accompagnatrice si è esibita in un saggio di bella calligrafia, scrivendo i nostri nomi in ideogrammi sulla carta di riso. Dopo una rapida restaurata all’Hotel Garden, siamo stati accompagnati al ristorante THE TANG DYNASTY, per una notevole cena a base di ravioli al vapore, la specialità di Xian. Dopo ben 12 portate di ravioli è iniziato lo spettacolo di danze e musica: meravigliosi costumi e splendide scenografie a rappresentare, mediante la danza, scene di vita quotidiana dell’epoca TANG, (700 d.c.), ricostruite tramite antichi dipinti.

Martedì 23: Un altro museo interessante di Xian è chiamato MUSEO DELLA FORESTA DELLE STELE. In vari edifici sono custodite centinaia di lapidi con antiche iscrizioni che raccolgono gli insegnamenti di Confucio. Poco distante vi è la GRANDE PAGODA DELL’OCA SELVATICA, uno dei pochi templi ancora oggetto di devozione. Al centro del cortile la gente si raccoglie attorno ad un grande braciere e accende candele votive e bastoncini di incenso, inginocchiandosi e pregando. Nel monastero vivono tuttora una ventina di monaci buddisti. Viaggiando con una agenzia del luogo si è obbligatoriamente accompagnati in qualche negozio convenzionato. Il pullman si è fermato davanti alla fabbrica della lavorazione della giada. L’impatto è stato un po’ scioccante per i prezzi particolarmente elevati ma poi ci siamo lasciati prendere dalla frenesia della contrattazione e alla fine abbiamo lasciato nel negozio un bel po’ di dollari. Dopo il pranzo in albergo siamo stati accompagnati nel piccolo QUARTIERE MUSULMANO: un vero e proprio bazar, con cianfrusaglie di ogni tipo, situato in un dedalo di viuzze che conducono all’unica moschea della città. Poi il volo verso Pechino e la sistemazione presso il NOVOTEL XINQIAO ove abbiamo cenato all’occidentale a buffet.

Mercoledì 24: La VIA SACRA si trova ad una cinquantina di Km. a nord di Pechino. Trattasi di un lungo viale affiancato da grandi raffigurazioni di animali in pietra, alcuni seduti, in posizione Yin e altri in piedi, in posizione Yang. Era il percorso del corteo funebre dell’imperatore. A breve distanza, in una piccola vallata circondata da amene colline, sono state ritrovate alcune tombe di imperatori della dinastia MING, risalenti al 16° e 17° secolo d.C. Una di queste tombe, scoperta in epoca relativamente recente grazie alla fortuna del solito contadino, si visita scendendo per 50-60 metri nel sottosuolo. In origine era chiusa da un’enorme porta di pietra, con una stele che fungeva da lucchetto. E’ formata da tre sale con grandi volte ad arco. L’interno è molto scarno. I sarcofagi laccati in rosso sono delle riproduzioni perché gli originali si sono dissolti all’apertura della tomba. Poco distante un museo con vasi e gioielli ritrovati presso il sarcofago. La tomba in verità è deludente. Ci siamo poi diretti verso la GRANDE MURAGLIA. Il paesaggio diventa montuoso e  già dall’autostrada si possono notare alcuni tratti di muraglia sulla cresta delle colline. Dopo alcune gallerie ci siamo fermati in località BADALING, uno dei tratti più frequentati dai turisti. La visita è iniziata da un vasto piazzale fortificato, circondato naturalmente da negozietti e bancarelle. Il tratto verso destra è più ripido e pertanto meno frequentato dai turisti. Abbiamo arrancato sui piccoli gradini fino a raggiungere le torrette di osservazione, situate a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Di qui lo spettacolo è decisamente grandioso. La muraglia si stende sulla cresta delle colline come un enorme serpente, a perdita d’occhio. Abbiamo percorso il camminamento per poche centinaia di metri, ossessionati da venditori ambulanti sempre alla ricerca di un affare. Siamo ritornati a Pechino verso le 18:00, scendendo dall’autobus in un quartiere noto per la presenza di numerosi grandi magazzini di stato. Proprio nei pressi, abbiamo attraversato un mercatino di generi alimentari, fritti per i passanti al momento. Le specialità più raffinate (si fa per dire) erano rappresentate da cavallette, scorpioni, scarafaggi, bruchi e piccoli uccellini neonati allo spiedo. Dopo la cena continentale all’Hotel, in taxi abbiamo raggiunto un quartiere denominato BAR STREET. Si tratta di una strada costellata di minuscoli e fumosi locali stipati di giovani, ove piccole orchestre suonano musica rock. Una birra e poi siamo rientrati.

Giovedì 25: Abbiamo dedicato l’intera mattinata alla visita della famosa CITTA’ PROIBITA, antichissima residenza degli imperatori. L’autobus ci ha scaricato in piazza Tian An Men, proprio di fronte al mausoleo di Mao. Una lunghissima fila di cinesi ogni giorno si snoda nella piazza per visitare la tomba del famoso presidente. Superata la Porta della Pace Celeste, l’ingresso della Città Proibita, si accede ad un primo vasto cortile. Segue poi un immenso complesso di edifici, cortili, giardini per una superficie di 720.000 mq. Tutta la struttura è recintata da mura alte 10 metri e da un fossato largo 50 m. I palazzi sono in  posizione più elevata rispetto ai cortili e vi si accede mediante scalinate in marmo. Sono circondati da vaste terrazze, ornate di statue raffiguranti per lo più leoni e draghi. I caratteristici tetti a pagoda hanno tegole gialle. Le pareti esterne sono rosso mattone. Alcuni palazzi avevano un significato di rappresentanza, con tanto di trono dell’imperatore al centro, altri costituivano la residenza vera e propria dell’imperatore, delle sue mogli e delle sue 77 concubine. Ora gli edifici sono adibiti a museo per cui si possono ammirare gli interni, con pareti e soffitti finemente affrescati e con arredamenti in gran parte originali. L’area è veramente immensa e la visita si limita ad alcuni settori pur richiedendo diverse ore. Alcuni padiglioni hanno il pavimento in legno per cui siamo stato forniti di buffi soprascarpe per evitare di creare danni. La visita termina nel grande parco, ornato di fontane e finte rocce, con ricostruzione di scenari di montagna. Abbiamo pranzato alla cinese e nel primo pomeriggio il bus ci ha condotto al TEMPIO DEL CIELO, utilizzato dall’Imperatore per la preghiera in occasione del solstizio d’inverno e d’estate: uno spreco immenso, visto che per tutto il resto dell’anno il tempio rimaneva rigorosamente chiuso al culto. Anche in questo caso gli architetti non avevano badato a spese. Su una vasta area recitata da mura sorgono in successione numerosi edifici religiosi che culminano con il Tempio della Preghiera del Buon Raccolto, un imponente edificio circolare a tre livelli, riccamente ornato con motivi geometrici, draghi, nuvole e altri simboli religiosi. Un particolare interesse ha suscitato il tempio denominato Celeste Volta Imperiale, nei pressi del quale è situato il Muro dell’Eco. L’ultima tappa di Pechino è stata la VIA DELLA SETA, un piccolo quartiere di bancarelle ad hoc per i turisti. E’ in vendita, a prezzi veramente ridicoli, una quantità enorme di prodotti occidentali taroccati, dal Rolex (20 €) alla giacca a vento “Patagonia”. Abbiamo così speso gli ultimi yuan, prima di ritornare all’albergo. Infine la cena di gala a Pechino, a base di anatra laccata, un piatto veramente delizioso, in un ristorante di ottimo livello. Dopo cena, durante una breve passeggiata in un vicino quartiere popolare, ho avuto modo di vedere il negozio del barbiere: il servizio prevede il taglio dei capelli seguito dai massaggi.

Venerdì 26: E’ ormai ora di imbarcarci per il rientro in Italia. Viaggio tranquillo fino alla Malpensa. Elena e Mari ad aspettarmi.

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