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U.S.A. Luglio 2010

LAS VEGAS E I PARCHI DELL'OVEST

Scarica il DIARIO di Las Vegas e l'itinerario nei Parchi
 

30 luglio – venerdì: 

In taxi abbiamo raggiunto l’aeroporto di New Orleans (42 $) ma purtroppo il volo su LAS VEGAS** aveva un ritardo di tre ore per cui siamo sbarcati alle 14.50 e, mediante una navetta gratuita, ci siamo spostati al noleggio auto dell’AVIS ove ci è stata assegnata una Nissan Sentra. Con l’aiuto del navigatore abbiamo effettuato un giro di esplorazione fino a Las Vegas Boulevard, la via principale della città, soprannominata The Strip, in riferimento al fatto che all’interno dei Casinò si viene facilmente “spogliati”.  

Ci siamo sistemati all’Hard Rock Hotel, prenotato da casa (179 $). L’albergo, molto lussuoso, è dotato di una straordinaria piscina costituita da numerose vasche immerse nel verde. Viene spesso utilizzata da attori o artisti famosi per feste private. Si trova al 4455 in Paradise Road, abbastanza lontano dai casinò più famosi che comunque sono facilmente raggiungibili in auto. 

Siamo ovviamente usciti subito e abbiamo parcheggiato l’auto gratuitamente al Casinò Paris. Per fortuna gli alberghi più famosi dispongono di enormi parcheggi multipiano del tutto free. Importante ricordare esattamente la posizione dell’auto per evitare di girovagare invano.  

Descrivere le fantasiose ricostruzioni ambientali degli Hotel-Casinò è impossibile. Dai Boulevard alberati di Parigi ai canali di Venezia percorsi dai gondolieri, ai fori imperiali del Caesar Palace. Ogni angolo è in grado di stupire. Di fronte al Bellagio, nel lago, ogni mezz’ora vengono proposti stupendi giochi d’acqua. Di fianco al Mirage, verso sera, viene simulata una eruzione vulcanica. Abbiamo cenato a buffet al Harrah’s, non troppo bene in verità (85 $ in tre). Siamo rientrati verso mezzanotte. 

Ovviamente si è trattato solo di un tour preliminare infatti il nostro programma di viaggio prevedeva il ritorno a Las Vegas con soggiorno il 5 e il 6 agosto, avendo completato la visita dei parchi dell’Ovest. 

31 luglio – sabato: 

Fatta colazione e visitate le sale e la stupenda piscina dell’Hard Rock Hotel, verso le 10 ci siamo diretti a nord e dopo 275 Km, alle 14,30 abbiamo raggiunto lo ZION NATIONAL PARK. All’ingresso (15 $ per auto) viene consegnata una cartina che propone vari itinerari. Una navetta gratuita segue un percorso nel Canyon ed è possibile scendere per seguire sentieri alternativi, salendo poi sulla navetta successiva. 

NB: Da segnalare che è in vendita un biglietto cumulativo valido per molti parchi, al costo di 80 $ per auto. E’ sicuramente molto conveniente per un tour come quello programmato. Purtroppo abbiamo avuto l’informazione troppo tardi.

Le soste consigliate allo Zion sono tre: la prima permette di raggiungere, con una breve salita, una belvedere decisamente poco significativo. La seconda sosta conduce ad una cascata che in presenza di acqua avrebbe potuto anche essere molto bella. Più interessante il terzo sentiero, lungo un paio di chilometri, pianeggiante sul bordo del fiume, nel fondo di una gola verdeggiante. Siamo ritornati allo shuttle appena in tempo per evitare un forte temporale. Abbiamo concluso che lo Zion potrebbe tranquillamente essere escluso da una visita. Probabilmente per apprezzare quest’area occorrerebbe dedicarle qualche giorno e percorrerla in modo più accurato.

Tra scrosci di pioggia e lampi siamo usciti dal parco su strade panoramiche di montagna e poi siamo discesi verso il villaggio di PANGUITCH. (circa 100 Km). Il Panguitch Inn Motel (78 $), l’unico disponibile, è da evitare. Le stanze sono spartane e le lenzuola di dubbia pulizia. Abbiamo cenato proprio di fronte, al Cowboy's Smoke House, un ristorante rinomato con la fila per entrare. Giusto del resto, perché la grigliata di costine di manzo era grandiosa e i dolci enormi e deliziosi. Abbiamo speso 20 $ a testa. 

01 agosto – domenica:  

Panguitch si trova a 33 Km dal Visitor Center del BRYCE CANYON** ma già lungo il percorso il paesaggio diventa molto affascinante. Si attraversa infatti il Red Canyon*, con rocce, guglie e pinnacoli inequivocabilmente di colore rosso. Immancabili le soste fotografiche. Una curiosità: il nome deriva dal primo mormone che vistò questi luoghi, Ebeneezer Bryce che esclamò: In questo posto è meglio non perdere una mucca.  

Una splendida giornata di sole ha permesso di ammirare gli stupendi scenari di quest’area decisamente molto vasta e in quota (quasi a 3000 mt sul livello del mare). Superato il Visitor Center, dopo aver pagato i 15 $ per auto di accesso, abbiamo scelto uno degli itinerari classici del Bryce, il sentiero ad anello che porta da Sunrise Point a Sunset Point. Non è facile trovare il parcheggio ma siamo stati fortunati e ci siamo quindi incamminati scendendo tra i fantastici e irreali pinnacoli, denominati hoodoos, con colori dall’arancione al rosso al viola al bianco. Naturalmente l’itinerario consente numerose varianti che abbiamo evitato visto che non siamo dei grandi camminatori. L’ultimo tratto è decisamente ripido per cui forse si potrebbe percorrere l’anello al contrario. Il tutto richiede un paio d’ore. 

Abbiamo pranzato in modo frugale al bar e nel pomeriggio, in auto, abbiamo seguito il bordo del vastissimo canyon facendo sosta nei punti panoramici indicati dalla mappa. Da non perdere il Bryce Point e il Reinbow Point. 

Usciti dal parco nel pomeriggio, ci siamo diretti a nord est e dopo una decina di miglia abbiamo raggiunto il Vistor Center del KODACHROME BASIN*, un piccolo parco poco noto, reso famoso dai fotografi del National Geographic. L’ingresso è economico, 6 $ per auto e il materiale fornito è decisamente scarno. Tra i vari itinerari a piedi abbiamo scelto un sentiero che conduce ad un grande arco naturale. Bello ma non straordinario. All’interno del parco un campeggio semplice e tranquillo. Il pregio del parco è di non essere affollato e di consentire splendidi itinerari tra pace e silenzio. 

La visita ha richiesto circa 2 ore, dopodiché ci siamo diretti a PAGE, nei pressi del Lago Powell (239 Km.) che abbiamo raggiunto al tramonto, verso le 19,30. Avevamo prenotato all’Hotel Super 8 Page - 649 S Lake Powell Blvd (con piscina, una delle poche che siamo riusciti a sfruttare per un bagno prima di cena). L’hotel è ottimo, pulito, organizzato e con prima colazione inclusa. Prezzo di due notti 195 $. Strana cittadina Page. Sulla circonvallazione abbiamo contato ben 14 chiese di professioni religiose diverse con relativa canonica. Abbiamo cenato bene al ristorante Fiesta Mexicana (56$) e ci siamo concessi un Margarita nonostante l’età di Elena. 

02 agosto – lunedì: 

Il famoso UPPER ANTELOPE CANYON** si trova a 6 km. a est della città, in una piana isolata, sulla quale è stato organizzato un vasto parcheggio a cui si accede dopo una paziente fila (6 $ a testa). In realtà regna la disorganizzazione. Alla baracca della biglietteria, gestita dagli indiani Navajo, si deve effettuare una seconda fila e fino all’ultimo non è chiaro se si riuscirà a salire sui camion che conducono all’ingresso del Canyon. Non resta che pagare i 25 $ a testa della visita e attendere sulle panche o sotto il sole. 

L’attesa è comunque premiata dalla straordinaria bellezza del Canyon, uno stretto e contorto budello lungo poche centinaia di metri nel quale filtra la luce del sole creando fantastici giochi di colore sulle pareti di arenaria. Ovviamente l’ingresso è contingentato perché lo spazio è decisamente limitato, da cui le lunghe attese. La visita dura circa 1 ora. Siamo stati fortunati perché nei giorni precedenti le visite erano state bloccate per pioggia e allagamenti. Poco distante vi è anche il Lower Antelope Canyon, chiuso perché impraticabile per la pioggia. Rientrati a Page, ci siamo informati per una escursione sul Lago Powel ma i costi proibitivi ci hanno fatto desistere (50 $ a testa per una gita di 1 ora e ½). Pranzo alla Pizza Hut e riposo in albergo. 

Verso le 17 ci siamo diretti al porto di Wahweep (12 Km da Page), un piccolo villaggio da cui partono le barche per i tour organizzati. Anche in questo caso è necessario pagare 15 $ di ingresso al parco e sicuramente non ne vale la pena. Il paesaggio è bello, specie nei pressi di Lone Rock, ma le spiagge sono insignificanti e comunque il costo non è proporzionato a quanto si vede. Rientrati a Page, abbiamo seguito in auto la Scenic Drive, a sud della cittadina, che consente belle vedute sulla diga. Abbiamo cenato al Burger King e dormito al solito Hotel Super 8. 

03 agosto – martedì: 

Lasciato l’hotel verso se 8,30, ci siamo diretti alla HORSESHOE BEND**, una stupenda ansa del fiume Colorado situata a 5 Km dal paese, verso sud, sulla nazionale 89. Il luogo, non molto pubblicizzato, è bellissimo. Lasciata l’auto, occorre seguire un sentiero sabbioso e un po’ faticoso sino al belvedere (mezz’ora tra andata e ritorno). Dall’alto si può ammirare la enorme e profonda spaccatura della roccia e in fondo il torbido fiume. Antelope Point Marina è un porticciolo sul lago Powel in cui non c’è assolutamente niente da vedere. La classica perdita di tempo. 

Abbiamo lasciato Page verso le dieci e percorso 195 Km fino alla MONUMENT VALLEY**. Attraversato il villaggio di Kayente, un incrocio con solo distributori di benzina, verso le 12,30 abbiamo pagato l’ingresso (15 $) al Visitor Center e pranzato a buffet (abbondante 10 $ a testa) nel ristorante situato accanto al belvedere.  

L’area dei ristoranti è dotata di terrazzi da cui si godono viste spettacolari** ma è d’obbligo il tour con la propria vettura, seguendo la Valley Drive**, il sentiero di strada sterrata polveroso, pieno di buche che talvolta sono vere e proprie voragini. Lungo l’itinerario di 17 miglia tra giganteschi blocchi di roccia, è possibile sostare nei luoghi più strategici indicati con nomi pittoreschi tipo il John Ford’s Point. Indimenticabile. 

Abbiamo lasciato la Monument Valley diretti a sud est, intenzionati a raggiungere Ganada ove la mappa indicava alcuni Motel. La nazionale costeggia il Canyon de Kelly e dal lato paesaggistico è di notevole rilievo. Proseguendo su strade semideserte, il cielo pian piano si è rannuvolato e ci siamo trovati nella più profonda solitudine tra nuvoloni neri, lampi, tuoni, senza una goccia di pioggia. Una atmosfera a dir poco angosciante. Poche case navajo di aspetto assai misero e un unico villaggio di case sparse sulla collina denominato Many Farms. Siamo arrivati ad una rotonda a cui affluiscono quattro strade con le indicazioni dei quattro punti cardinali. Un po’ di luce, un distributore e un fast food. Ganada è un paesino desolato senza alberghi. Abbiamo cercato aiuto in un distributore ottenendo indicazioni confuse e contraddittorie. 

Abbiamo deciso di proseguire verso sud e verso le 22:30 abbiamo raggiunto Holbrook, l’unica vera città dell’area (401 Km. dalla Monument Valley). Ci siamo sistemati al Best Western a 90 $ + tasse con camera molto bella e prima colazione. 

04 agosto – mercoledì: 

La FORESTA PIETRIFICATA** si raggiunge con facilità da Holbrook, seguendo le indicazioni che portano all’ingresso Sud ove si trova il Visitor Center. La Foresta Pietrificata e il Deserto Dipinto sono un unico parco con due soli accessi, uno a Sud e uno a Nord. Il parco è percorso da un’unica strada asfaltata con tante aree di sosta dalle quali partono sentieri più o meno lunghi, ben descritti sulla mappa. L’ingresso costa 20 $ per veicolo e permette un soggiorno di una settimana. Partendo dall’ingresso sud, si visita per prima la Foresta Pietrificata, mentre il Deserto Dipinto è a nord del parco.  

Nel Visitor Center è possibile visitare un piccolo museo, il Rainbow Forest Museum, vedere un filmato e, all’esterno, percorrere un brevissimo itinerario che consente di ammirare enormi tronchi pietrificati distesi al suolo. E’ chiaramente un allestimento dimostrativo che consente di avvicinarsi senza fatica ai ceppi e scattare qualche foto. La visita nel complesso richiede 30 - 40 min. 

Abbiamo continuato in auto sostando nei punti panoramici segnati sulla mappa. Da solo ho percorso un sentiero** (circa 45 min) non particolarmente faticoso ma molto bello. I sentieri sono privi di particolari dislivelli ma la difficoltà maggiore è costituita dal notevole caldo. Si ammirano tronchi di alberi pietrificati in un paesaggio lunare di rocce vulcaniche. Trasformati in quarzo, sfoggiano stupendi colori, dal rosso all’arancio all’ocra. 

Man mano si prosegue verso nord, il paesaggio cambia e la pianura colma di detriti di alberi pietrificati lascia il posto alle colline di rocce levigate e stratificate del DESERTO DIPINTO**. Due soste in successione consentono di ammirare graffiti rupestri risalenti a 5000 anni a. C. I primi mediante cannocchiali sistemati opportunamente per i turisti, gli altri a distanza molto ravvicinata, nei pressi di un antico villaggio indio di epoca precolombiana, di cui si intravedono le fondamenta. 

Poco più a nord vi è il primo trail** del Deserto Dipinto che conviene decisamente percorrere. Dopo una ripida discesa, il sentiero (facile e purtroppo in cemento) passa attraverso alte pareti di roccia di struttura molto variegata. Dopo un’ora di percorso, siamo ritornati all’auto. Continuando verso nord e superata la HW, abbiamo raggiunto gli ultimi punti di veduta, situati come belvedere nei pressi di ampi parcheggi. La sosta è d’obbligo per la notevole bellezza del panorama sulle colline colorate che in questo caso vengono viste dall’alto. 

Lasciato il parco dall’uscita nord, ci siamo diretti verso Williams* che abbiamo raggiunto alle 16. All’ingresso del villaggio era segnalato un Campground molto particolare, il Canyon Motel, in cui gli alloggi sono ricavati in una antica locomotiva o nei suoi vagoni. Una sistemazione decisamente insolita ma ci siamo limitati a visitare gli interni ammirando gli arredamenti d’epoca. Il prezzo elevato (150 $) ci ha fatto desistere. Abbiamo optato per un vicino Motel 6 in cui ci siamo sistemati comodamente a prezzi abbordabili. 

Williams è un paese decisamente animato, situato sulla storica Route 66, con molti edifici in stile vecchio west. Abbiamo visitato vari negozi e assistito ad una sparatoria per turisti nella via principale, chiusa al traffico per l’occasione. Abbiamo cenato al ristorante Steaks and BB.Q optando per un rib decisamente abbondante ma condito con salse dolciastre. La spesa è stata contenuta. Siamo poi rientrati in Hotel. 

05 agosto – giovedì: 

Abbiamo lasciato l’albergo verso le 6 del mattino per raggiungere di buon ora il GRAND CANYON**, distante circa 100 Km. Superata la sbarra e pagati i 20 $ ormai noti, ci siamo sistemati nel primo parcheggio, accanto al Visitor Center e al Grand Canyon Village. Conviene arrivare presto per trovare posto, perché d’estate i parcheggi si affollano rapidamente. Dal parcheggio partono di continuo autobus gratuiti con varie fermate per gli alberghi e per il Villaggio.  

Utilizzando la linea verde siamo arrivati nei pressi dell’itinerario ovest, il più caratteristico e anche il più frequentato denominato Hermit trail. A piedi abbiamo seguito il sentiero che si sporge sull’immensa voragine profonda quasi due chilometri, ammirando, dai belvedere, i crinali ripidi, le guglie, le rocce stratificate con splendidi colori. Abbiamo scelto sulla mappa i punti di veduta più suggestivi, Hopi Point, Mohave Point, Pima Point, spostandoci a volte a piedi e a volte con il bus. Si può salire e scendere dal bus liberamente.  

Ritornati al parcheggio, abbiamo pranzato a sacco e, dopo la visita al piccolo museo del Visitor Center, siamo risaliti in auto lungo la Kaibab Trail Route, la strada che costeggia il lato est sostando in due punti di belvedere, il Yavapai Point e il Mather Point.

Siamo usciti dal parco verso le 15,30 e ci siamo diretti verso Las Vegas, distante circa 400 Km. Avendo una prenotazione per il Luxor Hotel - 3900 Las Vegas Boulevard South per la notte del 6 agosto, abbiamo chiesto di alloggiare nello stesso Hotel anche la notte del 5. Nessun problema, anzi la camera del Luxor, acquistata sul posto, si è dimostrata più economica (122 $) rispetto alla prenotazione effettuata da casa (230 $ !!!). Siamo stati alloggiati all’interno della piramide, arredata in stile antico Egitto, tra obelischi e sfingi. Oramai sera, abbiamo cenato al ristorante del Luxor con un gigantesco buffet e, dopo cena, ci siamo limitati ad una passeggiata nei dintorni, visitando il prospiciente Mandalay Hotel, con i suoi arredamenti in stile birmano e le fontane con elefanti colorati. 

06 agosto – venerdì: 

Las Vegas non è famosa solo per i Casinò ma anche per i grandiosi Centri Commerciali ove sono disponibili interi magazzini dedicati alla marche di abbigliamento più prestigiose. Per questo motivo gran parte della mattinata è stata dedicata ad uno di questi Outlets, situato a pochi Km. dal centro.  

Abbiamo pranzato in un fast food e nel primo pomeriggio, in auto, ci siamo spostati verso downtown per visitare il prestigioso Circus Circus. Era famoso un tempo ma ora pare sia alquanto decaduto. All’interno è allestito un grande parco giochi con numerose giostre tra cui un ottovolante ed una grande cascata che viene discesa con un gommone. Nelle sale interne vi sono attrazioni anche per bimbi piccoli oltre alle solite slot machine.

Dopo un momento di relax in albergo, abbiamo preso possesso della piscina del Luxor, grande, con varie cascate e obelischi ma non particolarmente spettacolare se si eccettua la veduta della piramide di vetro scuro.  

Per festeggiare i 18 anni di Elena, avevamo prenotato tre posti al famosissimo spettacolo di danze sull’acqua “O” che ogni sera viene proposto del Cirque du Soleil** all’Hotel Bellagio. Il costo è elevato (120 $ per persona) ma lo spettacolo è davvero grandioso. All’uscita ancora una volta abbiamo assistito allo spettacolo delle fontane danzanti sul lago, questa volta con favolose illuminazioni notturne. Abbiamo cenato in un fast food e visitato altri casinò, come il New York New York che riproduce i più famosi grattacieli della Grande Mela tra i quali corre un gigantesco ottovolante e il MGM (Metro Goldwyn Mayer), con tematiche Hollywoodiane.  

07 agosto – sabato: 

Abbiamo lasciato la città del vizio al mattino, diretti verso la DEATH VALLEY NATIONAL MONUMENT*, la Valle della Morte che dista circa 236 Km. (da Las Vegas a Furnace Creek). Seguendo le indicazioni della guida, abbiamo proseguito fino a Beatty, un minuscolo villaggio a nord est del parco e ci siamo sistemati al Stagecoach Hotel, storico, fornito di Casinò e di piscina. A Beatty c’è anche un piccolo e brutto museo, tipo arte contadina, ove abbiamo raccolto mappe e informazioni. 

Nel primo pomeriggio ci siamo concessi un bagno in piscina e poi ci siamo diretti all’interno della Death Valley, facendo una prima tappa al Visitor Center di Furnace Creek ove staziona l’unico distributore di benzina ed è possibile acquistare il biglietto d’ingresso (20 $ per una settimana). Poco distante il Golden Canyon che ho percorso da solo per un paio di Km a piedi, senza trovare panorami speciali. Solo un gran caldo. Abbiamo proseguito fino al Devil’s Golf Course*, una immensa distesa di sale che il vento ha scolpito con formazioni cristalline e più avanti fino al Badwater, il piccolo lago salato. 

Al ritorno abbiamo deviato per la Artist Drive**, un circuito asfaltato a senso unico che in 15 chilometri ti avvicina alle spettacolari rocce ricche di pigmenti minerali, particolarmente colorate nei pressi di un anfiteatro naturale ove è inevitabile scattare foto. In effetti abbiamo perso molto tempo a in gran fretta abbiamo cercato di raggiungere, prima del tramonto, il famoso Zabrinsky Point, immortalato nel film di Antonioni. Corsa inutile. Siamo quindi rientrati in albergo per la cena. 

08 agosto – domenica: 

Ho fatto un alzataccia e in circa un’ora, da solo, sono tornato a Zabrinsky Point** per godermi l’alba facendo foto spettacolari. Il luogo è davvero unico, un anfiteatro circondato da rocce colorate e di forme assurde. Al ritorno, nei pressi del Visitor Center di Furnace Creek, ho potuto fotografare nientemeno che un coyote e a poca distanza la sua vittima preferita, il Road Runner, meglio conosciuto come Bip Bip. Recuperata la famiglia e saldato l’Hotel, ci siamo avviati in auto verso nord, direzione San Francisco.

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